venerdì 13 giugno 2014

da un editoriale del New York Times: "Non esistono esecuzioni pulite"

da: THE NEW YORK TIMES

Non esiste un’ Esecuzione “Pulita” 

Traduzione a cura della redazione di questo blog.

Da Jesse WEGMAN
5 giugno 2014
Diversi commentatori si sono risentiti per la posizione presa dal post Taking Note la scorsa settimana in merito alla moratoria sulle esecuzioni dell'Ohio, che ha dato seguito ad una serie di tentativi pasticciati lì e altrove, per uccidere i condannati a morte mediante iniezione letale.

Il post sosteneva che "non c'è un modo pulito per uccidere qualcuno: o è veloce e cruento, e perciò ritenuto troppo 'disumano', o comporta pelle cotta, decapitazione accidentale, rantoli, sbuffi, soffocamento e simili".
"Sbagliato", ha scritto Hey Skipper dell'Alaska in un commento significativo. "L’asfissia con gas inerte, in genere utilizzando l'azoto, è veloce e dolorosa
come quando ci si addormenta".

Dan Adams di Seattle ha approfondito con precisione come tale metodo funzionerebbe. Tra le altre cose, ha spiegato, "i condannati non avvertirebbero alcuna mancanza d'aria o altra sofferenza, in quanto queste reazioni fisiologiche dipendono da una concentrazione eccessiva di anidride carbonica nel sangue. Nella camera a gas, l’anidride carbonica verrebbe espirata via come in condizioni normali. Il corpo non ha alcun avvertimento contro l'ipossia, per altri versi non tossica, in quanto questa condizione atmosferica non esiste quasi da nessuna parte sulla Terra".

Altri hanno sostenuto che "ci sono molti modi indolore per uccidere", e hanno sottolineato che ogni giorno noi anestetizziamo pazienti in ospedale e sopprimiamo animali domestici e da fattoria senza difficoltà.


Ci sono alcune cose che vale la pena dire su tutto questo.

In primo luogo, come i lettori abituali di questa pagina già sanno, ci opponiamo categoricamente all'imposizione della pena di morte. Alla luce di ciò, non c'è ora, né ci sarà mai, un metodo di esecuzione che possa essere abbastanza "umano" per essere da noi tollerato.



In secondo luogo, nonostante la certezza dei commentatori, trovare un modo indolore per uccidere potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi. Ricordiamoci che un tempo l’argomento chiave portato avanti a favore dell'iniezione letale era che si trattava di trattamento indolore. E dal momento che la professione medica ha preso una posizione istituzionale contro la partecipazione alla pena capitale, quelli rimasti ad eseguire condanne a morte sempre più tecniche sono, come puntualizza un articolo del Times del mese scorso, "una accozzaglia di addetti/lavoratori, dei penitenziari dove si eseguono le condanne a morte, le cui conoscenze mediche sono dubbie”, e che “sono fuori in mare con una piccola barca a remi, non sapendo cosa fare”.

In terzo luogo, se è veramente facile uccidere qualcuno senza farlo soffrire, se la tecnologia e l'esperienza è proprio lì davanti a noi, perché gli Stati sono andati avanti per decenni utilizzando un metodo che in realtà è un pasticcio, grande più che vecchio, applicando i metodi presumibilmente più dolorosi?

Una risposta, naturalmente, è che la pena di morte, come tutte le punizioni, è oggetto di discussioni, contestazioni e viene applicata da esseri umani imperfetti in un ambiente inevitabilmente politico. I governi scelgono come uccidere i propri cittadini non attraverso un processo logico o razionale, ma in risposta alle priorità conflittuali di molteplici collegi elettorali. E non è solo la folla anti-pena di morte a pasticciare le cose - dopo tutto, non sono quelli che lottano per metodi di esecuzione meno disumani.

Come Peter da New Orleans ha detto, "la sofferenza fisica è una parte della pena di morte e pertanto non è una questione scientifica, ma si tratta di una questione politica". O, come LHC da Reno ha scritto, il problema "è carico di numerose combinazioni di analisi che riguardano aspetti morali, politici, religiosi, filosofici, culturali, economici e giuridici".

Ed è per questo che, indipendentemente da quanti modi diversi ci possano essere per uccidere qualcuno senza causare "dolore" (per il condannato o per le persone che assistono all’esecuzione dietro la parete di vetro), non ci può mai essere un’esecuzione "senza crimine".  



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