martedì 11 febbraio 2014

Vescovi in carcere: con la Comunità di Sant'Egidio visitano i detenuti di Regina Coeli

Foto di gruppo con i vescovi sui famosi "scalini" di Regina Coeli

Presenti a Roma in occasione del 46° anniversario della Comunità di Sant’Egidio per il XVI Incontro Internazionale “Cristiani e Pastori per la Chiesa di domani” oltre cento i vescovi provenienti da diverse aree del mondo, in particolare Africa, Asia e America latina oltre naturalmente all’Italia e all’Europa. 

http://www.santegidio.org//La_gioia_del_Vangelo_Incontro_internazionale_di_vescovi_a_Sant_Egidio.html

Ieri una visita straordinaria al carcere di Regina Coeli. Ventiquattro vescovi provenienti dal Rwanda, dal Congo, dall'India, dal Belgio, dalla Nigeria, dall'Argentina, dal Niger, dal Camerun, da Haiti e dalla Romania hanno reso una visita ai detenuti del carcere di Regina Coeli.

Non era mai accaduto prima, lo ha detto il Provveditore alle carceri del Lazio dott.ssa Di Paolo, ringraziando per l'avvenimento e per il sostegno spirituale che questa visita porterà ai reclusi, "Vi siamo grati per questa vostra visita e sono sicura che i detenuti che incontrerete vi manifesteranno tanta gioia e gratitudine". Ringraziamento ribadito dal direttore dott. Mauro Mariani che ha ringraziato per l'attenzione alla difficile situazione delle carceri, dicendosi onorato per una così importante visita. Il Cappellano Padre Vittorio Trani, che segue il carcere di Regina Coeli da 35 anni, ha ricordato il valore di queste visite e ha spiegato che l'animo di chi è recluso nella sofferenza per la condizione di isolamento e solitudine si eleva necessariamente nella ricerca di Dio, ha poi concluso dicendo che per degli uomini fede il carcere è luogo per eccellenza dove incontrare Cristo. 

Presenti anche le vicedirettrici dell'Istituto e gli educatori, guidati dalla Capo Area Educativa dott.ssa Marras, che si è fatta carico di gran parte dell'organizzazione dell'evento. Per realizzare una visita di questo tipo, che ha visto la presenza contemporanea di 4 o 5 vescovi in ogni sezione, in un Istituto in carenza cronica di personale, è stata necessaria la presenza di un numero sufficiente di agenti di polizia penitenziaria per aprire le celle detentive e permettere l'incontro. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità dell'Amministrazione e del personale della Polizia Penitenziaria. Il giro delle sezioni è stato infatti capillare e ha permesso ai vescovi di incontrare, salutare e benedire proprio tutti i detenuti di Regina Coeli!

La visita dei vescovi ha trovato i detenuti sulle loro brande, molti erano al
buio e dormivano, erano le 17. La visita ha portato sorpresa e gioia. In una cella di tutti stranieri poveri: “Noi stiamo qui, non abbiamo niente, le nostra famiglie sono lontane, solo ogni tanto abbiamo le cose per cucinare in cella, la vostra visita è un grande regalo”. In un'altra cella, ringraziando i visitatori: “Siamo onorati della vostra presenza, noi siamo in difficoltà ma nella cella viviamo in pace e ci aiutiamo".

I vescovi dello Sri Lanka e Indonesia hanno raccontato della lunga guerra in Sri Lanka, dello tsunami e del terremoto in Indonesia, un detenuto ha risposto: "Voi, come noi, conoscete bene la sofferenza”. 
In un'altra sezione un vescovo, dopo aver benedetto i dieci detenuti ospiti di una saletta ricreativa, riempita a dismisura causa del sovraffollamento, ha detto: "Vi benedico tutti e prego che quando uscirete da qui non entrerete più"
un detenuto albanese gli ha risposto a nome di tutti: "La tua parola è nel cuore di Dio!".

Alcuni vescovi africani hanno ripetuto a tutti:  "Abbiamo voluto incontrarvi personalmente per ricordare i vostri volti quando preghiamo per voi". 


La visita è stata una sorpresa per i detenuti, ma per uno di loro ha avuto un significato del tutto speciale. Subito dopo aver ricevuto la benedizione di due vescovi, infatti, è stato chiamato “liberante”, come si dice in linguaggio carcerario, ha cioè ricevuto l’ordine di scarcerazione dalla direzione che aspettava da una settimana. Inutile dire quale gioia per tutto il reparto e quante richieste ai vescovi per visitare tutte le altre celle!
Il carcere, luogo per eccellenza di isolamento e emarginazione,  può essere trasformato dalla visita di qualcuno che viene da fuori, lo si vede bene nei momenti di festa come nel pranzo di Natale che tutti gli anni la Comunità di Sant'Egidio offre ai detenuti.
La condizione di "carcerato" è innaturale, non-umana. Alcuni uomini e alcune donne reclusi non ricevono mai visite. La visita in carcere dunque vuol dire rifiuto dell'emarginazione e dell'isolamento.
 E' quello che fanno alcuni membri di Sant'Egidio che si recano nelle carceri durante tutto l'anno, per sostenere con colloqui e con aiuti materiali, come le distribuzioni di generi di prima necessità, i detenuti più poveri.

Nelle carceri italiane infatti molti detenuti sono poveri, senza indumenti, che non ricevono nemmeno dall'amministrazione. Può capitare che chi viene arrestato in estate, finisca col rimanere in maglietta anche a dicembre.

Il valore della visita è incalcolabile, la visita crea un ponte, un legame con il mondo esterno e con il futuro. 
La visita al carcere da parte di Giovanni XXIII il 26 dicembre dei 1958








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