venerdì 1 marzo 2013

Un approfondimento sull'incostituzionalità della condanna a morte nei confronti di persone affette da ritardo mentale

ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE

PER I RITARDATI MENTALI


Alcuni ritardati mentali  continuano ad essere condannati a morte negli USA, come nei casi recenti  di Warren Hill e Andrew Allen Cook, nonostante la Corte Suprema si sia esplicitamente espressa già nel 2002, vietando la condanna capitale per chi sia portatore di questa disabilità.

 

Il 20 giugno 2002 la Corte Suprema emise una sentenza storica che escludeva per legge l'esecuzione di  individui con disabilità intellettiva. Con tale sentenza nota come “Atkins v. Virginia”, la Corte Suprema stabiliva che mettere a morte un ritardato mentale costituiva una violazione dell’Ottavo Emendamento della Costituzione degli S.U., che esclude “pene crudeli ed inusuali”. La decisione rifletteva il comune consenso nazionale che si era formato su tale argomento (al momento stessa della sentenza), così come affermato nella dichiarazione della Corte e così come è poi avvenuto nel 2005 nel caso dell’abolizione della pena capitale per coloro che erano minorenni al momento del crimine.

Come si è arrivati alla decisione della Corte Suprema.
In realtà già nel 1989, la Corte Suprema, nella persona del giudice Sandra Day O'Connor, con la famosa sentenza nota come “Penry v Lynaugh”, pur non giudicando incostituzionale la pena capitale per i disabili mentali, affermò che il "ritardo mentale" doveva essere un fattore attenuante di cui le Giurie dovessero tenere conto nel corso del processo ed in particolare nel comminare la pena. Sempre nella stessa occasione la condanna a morte per Johnny P. Penry venne annullata proprio perché era emerso che nel corso del processo i giudici non avevano tenuto conto del suo ritardo mentale.
Johnny Paul Penry fu un caso assai famoso nel mondo, che venne sostenuto e difeso dalla Comunità di Sant’Egidio. Nonostante il parere della Corte Suprema del 1989 ed anche dopo il provvedimento citato l’abolizione della pena capitale decisa nel 2002, Penry  venne nuovamente condannato a morte e fu più volte sul punto di essere messo a morte, fino al 16 febbraio 2008 giorno in cui, dopo ben 28 anni di battaglie legali, una nuova Corte decise definitivamente di condannarlo all’ergastolo.

Già nel 1989 con la sentenza relativa al caso Penry, la Corte Suprema fondava i propri dubbi sulla liceità della pena capitale per i disabili mentali, basandosi sull’evidente incapacità piena o parziale di un ritardato a sostenere un processo (legalmente incapace o “competent”), o di comprendere  realmente la natura e la gravità del procedimento a suo carico o se sia comunque in grado di difendersi (o di farsi difendere adeguatamente). La stessa Corte Suprema ricordava che in diversi casi era manifesta l’assoluta inadeguatezza ed incapacità degli avvocati difensori di far risaltare, in particolare nella fase iniziale del processo, la condizione di ritardo mentale e le sue conseguenze.
Cosa è successo dopo la decisione del 2002.
Purtroppo nonostante l’ultima decisione della Corte Suprema diversi altri ritardati mentali sono stati condannati a morte ed alcuni anche messi a morte.

Infatti, come è successo per Johnny Paul Penry, nonostante l’evidente e certificato ritardo mentale, in diversi casi la disabilità mentale non è stata considerata così grave da far evitare la condanna a morte.
Infatti gli standard usati per determinare la sanità mentale di un individuo risultano spesso poco efficaci e i criteri possono variare molto persino tra stato e stato.

Almeno 13 ritardati mentali sono stati messi a morte:  Andrew Allen Cook, 2013, Georgia; Garry Allen, Oklahoma, 2012; Robert Moorman, Arizona, 2012; Edwin Turner Mississippi, 2012; Daniel Lee Bedford, Ohio, 2011; Frank Spisak ,Ohio, 2011; Cal Coburn Brown, Washington, 2010; Jack Trawick, Alabama, 2009; Mark Bailey, Virginia, 2004; Kelsey Patterson, Texas, 2004; Charles Singleton, Arkansas, 2004; James Willie Brown, Georgia, 2003; James Colburn, Texas, 2003.
 (Fonte Sant'Egidio su dati DPIC)


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