giovedì 22 febbraio 2018

Che la richiesta di clemenza possa trovare ascolto in Texas

Il Texas Board of Pardons and Parole del Texas ha richiesto la clemenza per Thomas B.Whitaker, condannato a morte per un omicidio avvenuto nel 2003. La richiesta verrà esaminata nelle prossime ore dal governatore del Texas Greg Abbott, che ha l'ultima parola per approvarla e per trasformare la condanna a morte di Thomas in pena a vita. 






Colpisce che dal 2007 il Texas Board of Pardons and Parole non presentava una richiesta di questo tipo. Apprezziamo il gesto con la speranza che possa ripetersi sempre. 
Ma certo quella di oggi è una giornata particolare, non può passare inosservata. In un giorno solo, in questo 22 febbraio, sono previste tre esecuzioni, una in Texas, una in Florida Eric Branch, la terza in Alabama dove Doyle Hamm malato terminale di cancro attende anche lui l'iniezione letale. 

Giornata di preghiera e di speranza per tante associazioni abolizioniste, vicine al dolore di questi tre uomini, a quello dei loro familiari, che chiedono di fermare una, due, tre, tante esecuzioni che non riportano indietro chi non c'è più, ma aggiungono solo dolore a violenza a non finire.
Ci uniamo nella preghiera con chi lotta e crede che ogni uomo può cambiare. 

Continuiamo a mandare appelli http://nodeathpenalty.santegidio.org/



lunedì 19 febbraio 2018

Inviamo appelli per chiedere la salvezza di Thomas e di Eric

Eric Branch, Florida death row 
Eric in Florida e Thomas in Texas, entrambi hanno la data di esecuzione il 22 febbraio, solo tre giorni ancora. 
Thomas Whitacker, Texas death row
Per evitare la morte di Whitaker e Branch si è mobilitata la Chiesa statunitense - in prima linea nella battaglia in difesa della vita di ogni persona - tramite  appelli che sono stati lanciati da Catholic Mobilizing, sostenuta in Italia dalla Comunità di Sant’Egidio. 
http://www.vaticannews.va/
Sono migliaia gli appelli rivolti ai due Governatori per chiedere di verificare ancora le loro situazioni processuali e di ripensare a un gesto di clemenza.  

Aiutaci ad inviare appelli attraverso questo link http://nodeathpenalty.santegidio.org/ 
contatta sui social i tuoi familiari, i tuoi amici e conoscenti!
Tanti Amici di penna si stanno impegnando per dire a tanti che la pena di morte va abolita, che ogni uomo e ogni donna può e deve avere una speranza. Lo dice Papa Francesco che non c'è pena valida senza speranza. 

Il Gambia annuncia la moratoria della pena di morte!


Il Presidente Adama Barrow annuncia il primo passo verso abolizione della pena di morte in Gambia: la moratoria. 


"Per cancellare la paura e garantire lo stato di diritto"  lo aveva detto già nel 2017 il Presidente del Gambia Adama Barrow,  firmando all'Onu il trattato sull'abolizione della pena capitale.


Il presidente del Gambia, Adama Barrow, ha annunciato una moratoria sulla pena di morte nel Paese durante un discorso per il 53esimo anniversario dell’indipendenza del Paese. Cinque anni fa l'esecuzione di nove detenuti, da parte del precedente regime, aveva provocato proteste internazionali.

Ecco ancora le parole del Presidente:  "Abbiamo vinto la dittatura, ma mantenere la pace per rafforzare la nostra democrazia resta per noi la sfida più grande!" 
Con sant'Egidio ringraziamo il Presidente per questa scelta, siamo certi che la moratoria della pena capitale aiuterà questo processo.

Il Gambia, piccolo Paese anglofono geograficamente contenuto su tre lati dal Senegal, è stato gestito con mano di ferro per 22 anni da Jammeh, ex militare. Oggi volta pagina a partire dal diritto alla vita.

venerdì 19 gennaio 2018

L'esecuzione di Anthony ha avuto luogo, continua per noi la lotta per l'abolizione



L'esecuzione di Anthony ha avuto luogo a tre mese dallo stop così come previsto. Non c'è stata la clemenza richiesta.

Anthony Shore aveva 55 anni.
Per lui avevamo contribuito a una sospensione con migliaia di appelli, insieme ad altre organizzazioni che lavorano per la abolizione della pena capitale.

La morte di un uomo fa sempre riflettere, specie se è data da altri uomini. Non bisognava uccidere. 
Non bisognava uccidere Anthony.

In Texas si muore ancora più che in altri stati, ci chiediamo allora: forse Anthony era peggiore di altri?

Mentre preghiamo per le vittime e per i familiari,  affidiamo al Signore Anthony e continuiamo a spendere la nostra vita per l'abolizione della pena capitale.



mercoledì 29 novembre 2017

Guinea e Marocco passi avanti verso l'abolizione


Mohamed Auajar
Ci sono anche il ministro della Giustizia del Marocco e il suo omologo della Guinea Conakry al X Incontro internazionale dei ministri della giustizia “Un mondo senza pena di morte”, organizzato ieri mattina da Sant'Egidio, dalla Confederazione Svizzera dal ministero degli Esteri italiano. 


Cheik Sako
Da loro importanti testimonianze sulle scelte verso l'abolizione.  

Mohamed Auajar, ministro di Giustizia del Marocco, presentando le riforme istituzionali del suo paese, tra cui quelle dei codici di diritto civile e penale per armonizzarli alle convenzioni internazionali, ha affermato “Il diritto alla vita è stato inserito per la prima volta come diritto supremo nella  nostra Costituzione, una grande vittoria per i democratici e gli attivisti dei diritti umani” e ha aggiunto profonda soddisfazione che "in Marocco il Consiglio degli Ulema ha riscritto le norme sull’apostasia stabilendo che non rischia più la pena di morte chi abbandona l’Islam". Il Marocco, ha concluso, “è sulla via che conduce gradualmente all’abolizione della pena di morte”. 

Cheik Sako, ministro della Giustizia della Guinea, ha ricordato che nel 2017, con l’adozione del nuovo codice militare, la Guinea è divenuta completamente abolizionista dopo che il Parlamento nell’ottobre 2016 aveva adottato un nuovo codice di procedura penale che eliminava la pena di morte dalle sanzioni applicabili.  Ha poi aggiunto che le ultime esecuzioni nel Paese risalgono al 2002. “Da quella data – spiega – siamo entrati in una situazione di moratoria di fatto. Ha rivelato però le resistenze ad accettare l’abolizione della pena di morte:  "c’è sempre chi afferma che è necessaria per contrastare la criminalità; c’è invece chi, come me, ritiene non sia né utile né proporzionata”. 

Avvenire: Sant'Egidio, pena di morte. «Il boia non ferma il terrorismo»

di Luca Liverani

Nel 2017 l’applicazione della pena di morte si è ridotta di un terzo rispetto a un anno fa. Impagliazzo: «Rispondere con la violenza alla violenza, legittima chi ne fa uso» 

Non c'è incongruenza più grande che combattere con la pena capitale chi celebra la morte, compiendo stragi e immolandosi. Eppure, di fronte al terrorismo, la tentazione si fa strada. «Molti sono i Paesi che pensano di ripristinare la pena di morte dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando e anche in Europa davanti agli atti terroristici si è tornato a invocare il ripristino della pena di morte». Per il Guardasigilli il rischio c'è. E «per impedire che questa impostazione ci riporti indietro è necessario rafforzare la cooperazione nazionale sulla repressione dei fenomeni criminali per rispondere alla paura». Il no del Guardasigilli alla pena capitale è tutt'altro che una resa al crimine. Orlando lo ribadisce al X Congresso internazionale «Un mondo senza pena di morte», organizzato alla Camera dalla Comunità di Sant'Egidio, con i contributi dei ministri della Giustizia arrivati da 30 Paesi. C'è anche il ministro del Marocco, Mohamed Aujjar, Paese che ha ridotto a pochissimi reati quelli puniti con la pena capitale. Abolizionista de facto con l'ultima esecuzione nel 1993, il Marocco che ha cancellato di recente la pena di morte per gli apostati, cioè chi abbandona l'islam. All'incontro invia un suo intervento il premier Paolo Gentiloni, che conferma l'impegno dell'Italia come capofila dei Paesi impegnati per la moratoria universale, approvata nel 2007 dall'assemblea delle Nazioni Unite: «L'Italia, con l'Unione Europea, continuerà a farsi promotrice di questa campagna, per vincere insieme la sfida di un mondo finalmente libero dalla pena di morte». Da quel primo sì «questa battaglia fondamentale per i diritti umani è proseguita con risultati significativi in tutto il mondo». Orlando sottolinea che dal 2014 a oggi il numero di Paesi abolizionisti è passato da 79 a 107. E le esecuzioni nel 2017 sono state un terzo in meno rispetto all'anno precedente. Anche Marco Impagliazzo dice no all'occhio per occhio di Stato: «Proprio perché ci confrontiamo con il culto della morte espresso dal terrorismo suicida e dal diffondersi della violenza estrema avverte il presidente della Comunità di Sant'Egidio appare chiaro che difendere la vita è rifiutare ogni logica basata sulla soppressione di un essere umano. Fosse anche quella del terrorista». Per Impagliazzo «la pena di morte rappresenta la vittoria di quel nemico che si vorrebbe tenere lontano ed esorcizzare. Con la pena capitale il nemico ha vinto perché è entrato dentro di noi». Rispondere alla violenza con una violenza di segno opposto «per quanto legalizzata», sarebbe un modo per «banalizzare lo spargimento di sangue. La pena di morte non è una medicina, ma un veleno». Mario Marazziti, presidente della commissione Affari sociali della Camera, ricorda i passi avanti: nel 1975 solo 16 Paesi avevano abolito la pena di morte, «l'anno scorso solo 23 su 200, comprese le entità territoriali che non siedono all'Onu, hanno compiuto esecuzioni capitali». Molto c'è ancora da fare. Negli Stati Uniti dove il presidente Donald Trump ha invocato la pena di morte per l'autore della strage del 31 ottobre a New York il boia non solo uccide, ma discrimina: «Negli Usa gli afroamericani sono il 13% della popolazione, ma salgono al 61% tra gli innocenti condannati al posto di altri». Perché «un innocente nero ha sette volte le probabilità di un bianco di essere condannato a morte innocente».

Radiovaticana: difendere la vita e la bellezza e l'onore del vivere


Audio radiovaticana.va santegidio #Penadimortemai


28/11/2017

di Amedeo Lomonaco

“Difendere la vita di un condannato è difendere la vita di tutti, anche la mia, anche la nostra, è difendere la bellezza e l'onore del vivere''. Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha aperto stamani a Roma, presso la Camera dei Deputati, il X Congresso Internazionale dei ministri della giustizia incentrato sul tema: “Un mondo senza la pena di morte”. Marco Impagliazzo ha anche ricordato che, tra i ministri della giustizia presenti all’iniziativa, spicca la testimonianza del Marocco:
“È molto interessante la presenza del Marocco. Sono interessanti le parole del ministro della giustizia del Marocco, uno Stato mediterraneo, musulmano e arabo. Ha indicato la via attraverso la quale questo Paese sta lavorando, già con dei passi molto concreti, per l’abolizione della pena di morte. È un’apertura, una breccia per tutti quei Paesi musulmani che ancora la applicano. Ormai è stato largamente dimostrato che la pena di morte non serve a combattere i crimini, tanto meno il terrorismo, laddove abbiamo dei terroristi che seminano morte e poi si suicidano. La vera risposta è quella di difendere la vita a tutti i livelli e di incrementare il sistema giudiziario perché possa affermarsi una giustizia riparativa. Quello da fare è un lavoro culturale nella società, perché la violenza crea solo violenza. La Comunità di Sant’Egidio è impegnata in tanti Paesi del  mondo. E questa non è una battaglia ideologica. E' uno stare accanto alle persone che soffrono. La battaglia contro la pena di morte è uno stop ad una mentalità violenta”.

Numero di esecuzioni capitali in calo
Durante il convegno, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, il presidente della Commissione Affari sociali, Mario Marazziti, ha ricordato che lo scorso anno solo in 23 Paesi al mondo si sono registrate delle esecuzioni capitali. Botswana e Nigeria hanno eseguito le loro prime condanne a morte dal 2013. Gli Stati Uniti, per la prima volta da molti anni, non risultano tra i primi 5 Paesi. Complessivamente, tra il 2015 e il 2016, c’è stato un calo del numero di esecuzioni capitali del 37 per cento.  In controtendenza l’Iraq dove, lo scorso anno, è stato più che triplicato il numero di esecuzioni. Anche se la pena di morte - ha aggiunto Mario Marazziti - sta diventando “uno strumento del passato”, sono ancora molteplici i segnali preoccupanti del nostro tempo.
R. - Viviamo un tempo che alcuni vorrebbero sia quello della paura e del terrorismo. Abbiamo nel mondo un traffico di droga che coinvolge 250 milioni di utilizzatori. Ci sono gli attentati suicidi. Chi chiede la pena di morte contro tutto questo, sta usando un dito per chiudere l’acqua di un fiume che ci dovrebbe travolgere.

D. - Rispondere, come si è fatto in Iraq, con le esecuzioni capitali, vuol dire fare il gioco del sedicente Stato islamico …
R. – Credo che quando c’è il terrorismo è suicida, vuole diffondere paura e immagini di morte, amministrare la morte è solo moltiplicare quella cultura. La stessa cultura del terrorismo islamico. L’unica risposta è di non cadere nella trappola dello Stato islamico, del califfato e abbassare il tono della violenza.
D. - A proposito di violenza, lei oggi ha rinnovato un appello alle case farmaceutiche …
R. - L’iniezione letale è il metodo considerato più pulito per dare la pena di morte. Sembra che non faccia male. Sembra che si muoia nel silenzio e senza dolore. In realtà si esplode dentro, anche con l’impossibilità di esprimere il dolore. Oggi si stanno usando farmaci per gli animali, dosi mai sperimentate sugli umani. E stanno accadendo cose mostruose come esecuzioni che durano 45 minuti. Faremo un appello a tutto il mondo di Big Pharma perché si costruiscano sanzioni tutte le volte che un farmaco, costruito per la vita, finisce nel braccio della morte.
Il contributo dell’Italia nella lotta contro la pena di morte
“In un mondo minacciato dal terrorismo e segnato da una crescente domanda di sicurezza da parte dei cittadini c’è il rischio di considerare la pena di morte una questione secondaria rispetto ai grandi temi. Ma dire sì alla pena di morte significa scordarci dei valori che ci rendono esseri umani”. E' quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sottolineando che per l’Italia l’abolizione della pena di morte è un perno della politica estera:

R. - L’Italia è in prima linea nella battaglia per la moratoria sulla pena di morte e per l’abolizione. Nel corso di questi anni, dal 2007 in poi, ha fatto un lavoro importante per far crescere il fronte dei Paesi che sostengono questa posizione. Naturalmente resta ancora moltissimo da fare. E mentre compiamo questo sforzo, io credo che sia anche importante costruire una cooperazione internazionale sul fronte della repressione dei fenomeni criminali. Si deve evitare che  la paura, in qualche, modo possa spingere nella direzione di una possibilità di reintrodurre la pena di morte in Paesi che l’hanno abolita.
D.  – Bisogna anche avere la responsabilità di un’informazione corretta, di far luce laddove ci sono violenze, torture…
R.  – Noi dobbiamo avere la cura, la forza e l’attenzione - come istituzioni, come soggetti sociali e anche come mezzi di informazione - di spiegare che la violazione dei diritti umani è un contagio. Affermare che ovunque si violi la dignità di una persona c’è qualcosa che ci riguarda, è il modo di combattere questo tipo di indifferenza. Soprattutto io credo si debba fare raccontando le storie dei singoli, perché talvolta i numeri e le statistiche tendono a spersonalizzare questo fenomeno. E’ importante, invece, raccontare di chi viene ucciso con l’utilizzo della pena di morte, quali sono i diritti di cui sono privati bambini, donne, persone vulnerabili.

In aumento esecuzioni extragiudiziali e linciaggi
Forte preoccupazione è stata inoltre espressa per l’aumento delle esecuzioni extragiudiziali, spesso nei confronti di persone accusate di reati legati alla droga, e dei linciaggi, conseguenza di una giustizia “fai da te”. Un altro fenomeno che suscita allarme è il numero, sempre più elevato, di armi in circolazione. Durante il Congresso è stato infine ricordato che il prossimo 30 novembre – giorno in cui si commemora la prima abolizione della pena di morte, nel 1786, nel Granducato di Toscana – migliaia di città illumineranno i loro monumenti.