giovedì 19 ottobre 2017

Una buona notizia dal Texas: l'esecuzione di Anthony è stata rinviata


La notizia è che a poche ore dall'iniezione letale un giudice ha chiesto di fermare l'esecuzione di Anthony, grazie a un procuratore che crede siano necessarie ulteriori indagini sul caso. 

Ora l'esecuzione è fissata per il prossimo 18 gennaio, tre mesi di tempo per sperare ancora e per vivere ancora. 


Ringraziamo tutti quelli che si sono uniti al nostro Appello Urgente per la salvezza di Anthony.

A chi ci chiede:  E se Anthony fosse veramente stato così crudele? Rispondiamo che forse Anthony in tutti questi anni è diventato un altro uomo, che non è più quel ragazzo di allora. Rispondiamo che sentiamo di dover obbedire al comandamento Non Uccidere.

Ora Hans potrà scrivergli un'altra lettera, l'amicizia continua, mentre continuiamo a mandare appelli e a pregare perché la clemenza vinca sulla pena senza appello.

martedì 17 ottobre 2017

Catechismo della Chiesa Cattolica. Il progresso della dottrina

16 ottobre 2017
Mauro Cozzoli

Non si rende un buon servizio a un dogma, a un asserto del magistero, cristallizzandolo e come sacralizzandolo nella forma e nel tempo in cui è stato elaborato e promulgato. Il Papa dà un risvolto concreto a questo pensiero, volgendolo a un tema particolare della Tradizione e del Catechismo: la pena di morte


“‘Custodire’ e ‘proseguire’ è quanto compete alla Chiesa per sua stessa natura, perché la verità impressa nell’annuncio del Vangelo da parte di Gesù possa raggiungere la sua pienezza fino alla fine dei secoli”. In queste parole è il centro focale del notevole discorso pronunciato da Papa Francesco nel venticinquennale di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Per ribadire che il Catechismo è l’espressione viva oggi di un depositum fidei, di una traditio ecclesiae che cresce e matura nel tempo.

“La Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al ‘deposito della fede’ come qualcosa di statico”, scrive il Papa. E cita il Concilio Vaticano II: “Questa Tradizione progredisce, cresce, tende incessantemente alla verità finché non giungano a compimento le parole di Dio”.

giovedì 12 ottobre 2017

Santa Sede. Papa Francesco: «La pena di morte è contraria al Vangelo»

Una manifestazione contro la pena di morte in Arizona nel 2016
Avvenire 
Redazione Internet mercoledì 11 ottobre 2017

“Pena di morte mai. Pure nel  catechismo”

ntervenendo all'incontro promosso dal Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, il Papa ha affermato con forza che la condanna alla pena capitale è «disumana e umilia la dignità personale»




"Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore". Così papa Francesco, secondo cui "è necessario ribadire che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona". 

Il testo del discorso

Appello urgente per Anthony Shore, condannato a morte in Texas

Dal 2009 Anthony Shore è amico di penna  di Hans della Comunità di Sant'Egidio della Germania. Hans l'ha conosciuto scrivendogli una lettera di auguri per il Natale e da allora è cominciata una amicizia bella e profonda attraverso le lettere. In tutto si sono scritti circa cinquanta lettere. 

Anthony è nato nel 1962 in South Dakota. Nel 1992 ha commesso un crimine in Texas e nel 2004 lo stato del Texas lo ha condannato a morte. 

Da otto anni la sua vita nel braccio della morte è accompagnata dalle lettere e dall'amicizia di Hans. In ogni lettera Anthony ha scritto a Hans che ama la vita e non ha mai cessato di ringraziare per l'amicizia nata con le lettere. Hans gli ha sempre ripetuto "Tu sei mio fratello, non posso accettare che tu venga messo a morte".  Anthony ripete spesso che sarà quel che Dio vorrà, ma noi crediamo che la pena di morte non è mai volontà di Dio.  

Qualche settimana fa Anthony ha scritto a Hans di aver ricevuto la data di esecuzione per il prossimo 18 ottobre. Restano soltanto pochi  giorni per mandare appelli e per chiedere la clemenza. 
Invia l'appello:
http://nodeathpenalty.santegidio.org/

giovedì 5 ottobre 2017

#nodeathpenalty 10 ottobre 2017 visitiamo i più poveri tra i condannati a morte

La Comunità di Sant'Egidio si unisce alla WCADP in occasione della XV^ Giornata Mondiale contro la Pena di Morte

Quest'anno la Giornata del 10 ottobre è dedicata al tema Pena di Morte e Povertà.

L'uso della pena di morte è inevitabilmente legato alla povertà. Le disuguaglianze sociali ed economiche ostacolano l'accesso alla giustizia per coloro che sono condannati a morte per diversi motivi: gli imputati in una tale situazione di diseguaglianza spesso non dispongono di risorse (sociali, economiche, culturali e di relazione) per difendersi e finiscono col subire pene più severe a causa del loro status sociale.

Il 10 ottobre 2017 le Comunità di Sant'Egidio africane presenti negli stati che conservano ancora la pena capitale, visiteranno i condannati nei bracci della morte in Uganda, Kenya, Cameroun, DRC, Tanzania, Malawi, Nigeria.

Sarà un periodo intenso in attesa della Giornata Internazionale delle "Città per la vita, contro la pena di morte" che si celebrerà il 30 novembre prossimo insieme a oltre 2000 città del pianeta.









sabato 30 settembre 2017

Ricordo di Ron Carlson, il suo Journey of Hope

Ron Carlson
Se ne è andato Ron, uno dei simboli della lotta per abolire la pena capitale, a un mese dalla sua morte lo ricordiamo. 
Ron è riuscito a perdonare e ha speso la sua vita per raccontare agli altri il suo percorso di riconciliazione, anche con se stesso. La resurrezione è cominciata quando ha capito che solo il perdono lo avrebbe guarito dalla rabbia e dal dolore. Due vite parallele, quella di Karla e di Ron, alla fine l'amicizia ha vinto sulla morte.
             
di Carlo Santoro, Comunità di Sant'Egidio



Il 1° settembre scorso Ron Carlson è morto in un ospedale del Texas, in seguito a un brutto incidente stradale, dopo molti giorni di sofferenza, mentre a Houston imperversava l'ennesimo uragano.
Karla Faye Tucker
Ron era il fratello di Deborah, uccisa insieme al fidanzato Jerry nel 1983 in Texas. Fu uccisa in modo violento, con un'ascia, da Karla Faye Tucker e Daniel Garret, entrambi sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. 

 Entrambi furono condannati a morte e Ron, alla lettura della sentenza dichiarò: "Credo che abbiano avuto quello che meritavano."
Anche il padre di Ron dopo un anno morì nel corso di una rapina e lui si ritrovò da solo, pieno di rabbia e disperazione per aver perso per sempre il padre e la sorella, una sorella che gli aveva fatto da madre. Di quel periodo diceva: "Non potete immaginare la rabbia che avevo in corpo, li avrei voluti uccidere con le mie mani…".

Qualche mese dopo Ron entrò nel tunnel della droga e dell'alcol, provando forse a fuggire dalla disperazione. Si sentiva sprofondato al livello più basso in cui poteva arrivare, poi incontrò un amico che lo invitò a fermarsi ed a considerare quanto fosse unica e importante la sua vita. Capì giorno dopo giorno che la rabbia e la ricerca di vendetta non lo avrebbero aiutato a guarire, anzi gli stavano rubando l'anima. 

Fu un periodo davvero difficile per Ron, finchè nel 1990, dopo una serie di arresti, diverse detenzioni ed una vita rischiosa, ritrovò la fede iniziando un percorso che lo avrebbe portato a riconciliarsi con la vita, seguendo un lento cammino di guarigione dell'anima. 

Proprio in quel periodo Karla l'invitò ad andare a trovarla nel braccio della morte e lui accettò. La decisione fu sofferta, molto contrastata da tutti i suoi amici, un gesto unico e controcorrente in quel Texas dove per chi sbaglia non c'è perdono, ma meritava solo la morte. Così Ron prese a visitare Karla con regolarità. 

Scoprì con grande sorpresa che anche lei aveva intrapreso un cammino di conversione e non era più quella ragazza che aveva ucciso sua sorella. Era diventata una persona diversa e gli chiedeva perdono per quel terribile crimine.
Ron fu turbato soprattutto dalla somiglianza tra la sua vita passata e quella di Karla e comprese che la dipendenza dalla droga può portare a persino ad uccidere. Gradualmente quegli incontri trasformarono la rabbia di Ron in perdono e si sentì guarito. 

Ron, come Karla, aveva smesso di fare uso di droghe, anche lui era diventato un'altra persona. A chi gli chiedeva come potesse spiegare questa trasformazione, Ron rispondeva: “È un processo lungo e difficile. Ma alla fine ho visto Karla come una persona. Siamo tutti nelle braccia di Dio. È l’amore di Dio che rende possibile il perdono”. 
Il caso di Karla diventò famoso in tutto il mondo e la sua vicenda dimostrava la crudeltà e l'ingiustizia di una pena che non ammette la riabilitazione. Diventando amico di Karla ritrovò una sorella ma non si rassegnò mai all'idea di perdere anche lei per mano dello stato. 


Negli Stati Uniti ed anche in Europa furono raccolte diversi milioni di firme per salvarla. Sr. Helen Prejean andò a trovare Karla e fece un pubblico appello all'allora Governatore George Bush e anche la stessa Karla rilasciò un'intervista televisiva in cui chiedeva clemenza.
Il mondo si mobilitò per quella storia di redenzione, ma Bush non volle sentire ragioni e fu messa a morte il 3 febbraio 1998 ad Huntsville.

Ron fu invitato ad assistere all'esecuzione accettando l'invito di Karla a sedere nel lato riservato ai familiari del condannato, anziché nei posti assegnati ai familiari delle vittime. Non era mai successo prima.  Ma un altro fatto sconvolse il protocollo: subito dopo l'esecuzione in genere si tiene una conferenza stampa subito fuori della camera della morte durante la quale si lascia spazio ai familiari delle vittime per esprimere la loro soddisfazione. Quella notte invece Ron uscì dalla stanza della morte di Huntsville, provato, commosso e stremato dal dolore per aver perduto una sorella una seconda volta e ebbe la forza di dire: "La morte di Karla non rende migliore il mondo". Poi partecipò al funerale, restando sempre accanto ai familiari di Karla.

sabato 23 settembre 2017

Il nuovo Gambia di Adama Barrow si impegna per l'abolizione



Il presidente Adama Barrow, eletto nel dicembre 2016, ha firmato un trattato ONU sull'abolizione della pena capitale dopo il suo discorso inaugurale all'assemblea generale a cui è seguito giovedì un comunicato stampa del Governo.

"Con la firma dei trattati, il paese continua a promuovere la democrazia e dimostrare l'impegno dello Stato a proteggere la vita degli attivisti politici. Questo porterà fine alla paura e promuoverà lo Stato di diritto per i cittadini di esprimere i loro diritti civili e politici", ha dichiarato in documento, riferendosi a quattro altri trattati su questioni inerenti la difesa dei diritti umani, tra cui le sparizioni forzate.  

Secondo il giornale The Point.
Barrow "ha fatto la storia", perché è il primo presidente della Gambia per firmare cinque trattati delle Nazioni Unite.

Il presidente precedente Jammeh ha governato il paese con pugno di ferro per 22 anni, fino a quando non è stato costretto a cedere il potere a Barrow, e ha eseguito 9 soldati nel 2012 e minacciato di espandere un elenco di reati che prevedevano la pena capitale nel 2015 per contrastare un presunto aumento del tasso di criminalità nel paese.

Le nazioni africane occidentali francofone come il Benin, la Repubblica del Congo e la Guinea negli ultimi anno stanno facendo tutti passi necessari per porre fine alla pena di morte.


per saperne di più:
http://www.nessunotocchicaino.it/africa/gambia